Sipcam-Oxon avvia un progetto pilota di villaggio agricolo in Ghana per sostenere le persone più bisognose.

Sipcam-Oxon avvia un progetto pilota di villaggio agricolo in Ghana per sostenere le persone più bisognose.

ott 23 2020

Report delle attività e risultati ottenuti nel progetto del villaggio

Il 2019, dopo un avvio caratterizzato da alcune difficoltà, si è concluso con l’assegnazione degli appezzamenti di terreno agli agricoltori, durante una cerimonia alla quale hanno partecipato numerosi abitanti del luogo, alla presenza del Dott. Affaba (Amministratore Delegato di Sipcam Oxon), del Dott. Varratta (project manager) e del Dott. Garello (responsabile in loco). A loro si sono uniti i Chiefs (capi dell’area), il Paramount Chief (capo dell’intero territorio), Padre Campbell (direttore della diocesi locale), che ha celebrato l’evento e benedetto il villaggio, e l’Ambasciatore italiano in Ghana, Dott. Favilli, che ha sostenuto l’iniziativa.

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Come già evidenziato nei precedenti report, quest’anno le attività nei campi hanno coinvolto un certo numero di persone (formalmente 20 "titolari", ai quali vanno però aggiunti i membri delle rispettive famiglie), a cui è stato assegnato un appezzamento di circa 4.000 m² (un acro). Alcuni hanno rinunciato a causa del lockdown*, ma stanno rientrando nel progetto o sono in fase di sostituzione.

Parallelamente alle assegnazioni, su una parte del terreno sono state avviate coltivazioni sotto il controllo diretto del progetto, con l’obiettivo di verificarne la fattibilità e il valore economico.

Va considerato che, per un periodo di quattro mesi, le attività sono state notevolmente ostacolate dalle misure di lockdown adottate in Ghana, che hanno reso molto difficili gli spostamenti da e verso il Villaggio. Solo grazie all’intervento di Padre Campbell siamo riusciti a ottenere una sorta di permesso; nonostante ciò, in diverse occasioni abbiamo vissuto momenti difficili con le pattuglie dell’esercito e della polizia che presidiavano i confini della città.

Questo ha avuto ripercussioni sui risultati delle prime coltivazioni*, poiché la presenza sul campo è stata necessariamente limitata e spesso non è stato possibile dedicare alle colture le cure necessarie, né da parte nostra né da parte degli stessi beneficiari; inoltre, come già accennato, alcuni hanno abbandonato il proprio appezzamento*. La prima stagione non ha quindi prodotto risultati economicamente significativi, anche se i partecipanti hanno potuto iniziare a comprendere le potenzialità di ottenere un reddito dal lavoro nei campi.

Un importante successo, dal punto di vista agronomico, è stato lo sviluppo di sistemi di preparazione del terreno. Con dedizione e pazienza, andando contro le consuetudini locali e grazie al lavoro svolto in prima persona sui nostri appezzamenti, dopo lunghe discussioni siamo riusciti a dimostrare e a convincere tutti i beneficiari a coltivare realizzando solchi con canali di drenaggio relativamente profondi, seguendo le curve di livello anziché la linea di massima pendenza.

Questo ci ha permesso di evitare l’erosione del suolo durante il periodo di piogge intense (che l’anno precedente aveva avuto effetti devastanti) e di proteggere le colture dagli allagamenti.

Sebbene ciò possa sembrare scontato per un agricoltore europeo, in questo contesto può essere considerato un cambiamento radicale, che sta finalmente modificando le abitudini degli agricoltori locali.

Abbiamo inoltre installato una struttura ombreggiante da utilizzare come vivaio. Anche in questo caso, stiamo cercando di insegnare a produrre autonomamente le piantine da trapiantare, così da sfruttare al meglio le poche risorse disponibili, riducendo lo spreco di sementi, le ore di lavoro e, di conseguenza, i costi. In questo modo è possibile utilizzare sementi di buona qualità in un ambiente più adatto, ottenendo piantine migliori e, di conseguenza, colture più omogenee.

 

Dopo la fine del lockdown, abbiamo finalmente potuto dedicarci all’impianto di irrigazione, procedendo all’acquisto dei materiali e all’installazione della pompa e, successivamente, della linea principale di distribuzione. Anche in questo caso, dopo diverse difficoltà (tra cui il furto dei cavi elettrici della pompa) e grazie a un semplice sistema di ingegneria idraulica sviluppato, proposto e donato dal Dott. Branco, già ideatore della riforma fondiaria nel Sud Italia, resta da effettuare solo un test finale di funzionamento. Possiamo quindi finalmente affermare di aver raggiunto l’autonomia irrigua, senza dover più dipendere dalle precipitazioni.

È importante sottolineare un aspetto fondamentale: il cambiamento, seppur graduale, nell’atteggiamento delle persone coinvolte. È proprio questo l’obiettivo principale a cui era rivolto il progetto e per il quale sono state dedicate così tante energie.

Se all’inizio e durante parte dei primi mesi prevalevano lo scetticismo e la tendenza a chiedere senza impegnarsi o offrire qualcosa in cambio, oggi, probabilmente grazie ai risultati raggiunti, all’impegno profuso e al fatto che le coltivazioni hanno iniziato a dare i loro frutti, si comincia a percepire un certo entusiasmo. Durante l’ultimo incontro (a cui ha partecipato il project manager, Dott. Varratta), per la prima volta alcuni dei partecipanti hanno espresso la determinazione e l’orgoglio di voler avere, nella prossima stagione, campi "rigogliosi e belli".

Inoltre, alcuni beneficiari contattati all’inizio del progetto, che per diverse ragioni avevano successivamente rinunciato, stanno tornando sui propri passi e hanno chiesto che venga loro nuovamente assegnato un appezzamento di terreno da coltivare, per entrare a far parte della comunità.

Abbiamo inoltre instaurato un rapporto di collaborazione con il responsabile del distretto forestale (sotto la cui giurisdizione si trovano i terreni) e stiamo definendo le modalità per gestire congiuntamente un programma di coltivazione mista con specie arboree, che verrebbero piantate in filari lungo i confini e tra i campi, contribuendo anche a delimitare gli appezzamenti assegnati ai beneficiari.

In questo anno particolarmente difficile, è doveroso ricordare il sostegno ricevuto da alcune figure, in particolare:

Padre A. Campbell, figura di riferimento della Chiesa cattolica locale, che ci ha incoraggiato fin dall’inizio e che quest’anno, grazie alla sua influenza, ci ha aiutato a risolvere alcune situazioni difficili (come nel caso del lockdown). Ha inoltre coinvolto il clero locale affinché garantisse il massimo sostegno allo sviluppo del progetto.

Padre Samuel, responsabile della parrocchia locale e del centro spirituale di Shai Hills, che ci ha aiutato a risolvere alcuni problemi con la popolazione locale. Sempre disponibile a offrire il proprio aiuto e i propri consigli, grazie alla sua conoscenza del territorio e alla sua influenza sulla comunità.

Il Sig. Odei (nella cui abitazione si è tenuta la cerimonia inaugurale alla presenza dell’Ambasciatore e del Dott. Affaba), che, grazie al suo ruolo di "anziano" della comunità, è intervenuto in alcune situazioni problematiche con persone del luogo e non che ostacolavano il progetto.

Va inoltre ricordato il gruppo dei Chiefs locali (presenti all’inaugurazione), che con la loro influenza hanno sostenuto il nostro lavoro, si sono espressi a nostro favore e hanno appoggiato il progetto e la sua realizzazione. Il loro coinvolgimento ha inoltre contribuito ad accrescere il consenso e il sostegno della comunità nei confronti dell’iniziativa.

Prospettive future

Oggi possiamo affermare che, seppur molto lentamente (come spesso accade in Africa...), siamo sempre più vicini a creare un’opportunità concreta per i beneficiari. Durante l’incontro di ottobre, alla presenza mia e del Dott. Garello, e a seguito degli incontri con i beneficiari, sono stati discussi i possibili scenari futuri, affidandomi il compito di riferirne.

Per il futuro stiamo valutando un considerevole aumento della superficie coltivata, attraverso il disboscamento e la bonifica della parte restante dei terreni affidatici dall’Autorità Forestale, e l’introduzione di alcune colture "estensive", come legumi e mais dolce, che possano ridurre le ore di lavoro per ettaro e coprire determinati periodi dell’anno in cui la coltivazione di ortaggi potrebbe risultare meno conveniente. Dovremo inoltre valutare un maggiore livello di meccanizzazione, poiché la piccola motozappa che ci è stata fornita potrebbe non essere sufficiente per svolgere alcuni dei lavori più pesanti.

 

Alla luce dei risultati ottenuti e dell’entusiasmo che si è creato, per il prossimo anno si propone di ampliare la superficie coltivata, considerando che l’area assegnata dall’Autorità Forestale è più del doppio di quella attualmente utilizzata. Ciò consentirebbe di assegnare nuovi appezzamenti ad altri beneficiari (come sempre segnalati dalla Diocesi locale) e di creare un campo didattico dove insegnare ai bambini del luogo le prime tecniche di coltivazione, affinché possano riconoscere nella gestione di un terreno un’opportunità di lavoro e di sostentamento per sé e per le proprie famiglie.

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