Perché diciamo sì al Green Deal europeo, ma senza ideologie sull’ambientalismo.

Perché diciamo sì al Green Deal europeo, ma senza ideologie sull’ambientalismo.

gen 25 2021

Di Nadia Gagliardini, Presidente di Sipcam Oxon

L’Unione Europea si è posta un obiettivo estremamente ambizioso: entro il 2050 diventare la prima grande area politica al mondo a zero emissioni. Secondo Bruxelles, questo risultato sarà reso possibile da un’economia sostenibile e innovativa, oltre che socialmente inclusiva. Il Green Deal europeo è un obiettivo che coinvolge tutti i settori: trasporti, energia, edilizia, ICT e numerosi comparti industriali (acciaio, cemento, tessile e chimica, per citare i principali).

L’obiettivo di ridurre le emissioni di carbonio non deve ridurre la produzione

Quello che è un obiettivo nobile e pienamente condivisibile non deve, nella sua attuazione – come spesso accade quando si affrontano obiettivi così “elevati” – essere condizionato da una visione politica talvolta guidata da un approccio più ideologico che scientificamente e oggettivamente razionale alla vera sostenibilità. Quest’ultima non si limita mai a un singolo aspetto, ma richiede una valutazione complessiva, che tenga conto anche del fatto che l’Europa non è separata dal resto del mondo. Sono quindi necessari studi di approfondimento estremamente complessi e dettagliati.

Per quanto riguarda l’agricoltura, questa dovrebbe essere considerata dall’UE una priorità assoluta poiché, come si è visto anche durante la recente pandemia, la disponibilità di cibo in quantità sufficiente deve rappresentare un obiettivo primario (da oltre vent’anni la Cina, non disponendo di terreni sufficienti per nutrire la propria popolazione e consapevole che la dipendenza alimentare costituisce una grande vulnerabilità, ha acquistato vaste aree di terreno da coltivare in numerosi Paesi del mondo). A questa importanza fondamentale si accompagna la capacità di produrre alimenti sani in quantità adeguate. L’industria che opera attraverso mezzi tecnici a supporto dell’agricoltura ha investito e continua a investire fortemente in questo ambito.

Le decisioni che riguardano l’agricoltura devono basarsi su un concetto di sostenibilità concreta. Gli agricoltori, che lo si voglia o meno, operano in un contesto globale. Se l’Europa adotta unilateralmente decisioni che rendono la nostra agricoltura non competitiva, non solo penalizzerà ulteriormente gli agricoltori europei – alcuni comparti dei quali si trovano già in grande difficoltà – e la nostra indipendenza alimentare, ma anche i consumatori, perché verranno importati molti più prodotti di quanto già avvenga oggi da Paesi extra-UE, dove vigono standard molto diversi.

Da anni, in Europa e nei principali Paesi sviluppati del mondo, il sistema agricolo e le aziende del settore lavorano con grande determinazione per continuare a garantire alimenti sicuri, in quantità e qualità adeguate e accessibili anche alle fasce di reddito più basse. Questi continui miglioramenti e l’innovazione sono alla base dell’impegno dell’intero settore.

Bilanciare i temi del Green Deal europeo

L’industria agrochimica segue da tempo il percorso della sostenibilità e dell’innovazione. La proposta per la PAC 2021-2027 prevede che il 40% dei bilanci contribuisca all’azione per il clima e che i piani strategici nazionali per la PAC – che dovranno essere elaborati a livello nazionale in attuazione della PAC post 2020 – tengano conto di tutte le innovazioni attualmente disponibili. Il Green Deal europeo comprende due temi complementari (insieme ad altri, come la biodiversità e la strategia “dal produttore al consumatore”): da un lato, quello delle sostanze chimiche sostenibili, perseguibile anche attraverso il sostegno finanziario all’innovazione, e dall’altro, quello della graduale riduzione dell’uso di prodotti agrochimici e fertilizzanti. Questo obiettivo deve essere bilanciato con una gestione sostenibile, sia dal punto di vista tecnico sia economico, della produzione agricola europea.

La concorrenza al di fuori dell’Unione Europea

Il rischio è che le intenzioni della politica e del legislatore – come purtroppo è accaduto in passato – trascurino diversi aspetti, come la concorrenza sul fronte produttivo: sia industriale, da parte di molti Paesi, a partire da Cina e India, dove le normative ambientali e di sicurezza sono meno avanzate, sia agricola, da parte di Paesi in cui vengono utilizzati tecnologie e prodotti, compresi gli OGM, diversi da quelli consentiti nell’Unione Europea e dove le pratiche agricole sono meno sostenibili.

Costi

I costi legati alla conformità al Green Deal europeo potrebbero avere effetti, oltre che sull’adeguamento delle procedure e dei sistemi, anche sulla resa dei prodotti. Da anni, la produzione di prodotti agrochimici e fertilizzanti è orientata alla ricerca di risultati sempre più efficaci. Anche in questo ambito, l’industria ha dimostrato di fare la propria parte.

Crescita della popolazione

L’inarrestabile crescita della popolazione mondiale, che raggiungerà i 9,5 miliardi di persone nel 2050, determinerà una maggiore domanda di cibo. Il settore agricolo dovrà affrontare importanti sfide in futuro, tra cui la necessità di produrre maggiori quantità di alimenti utilizzando sostanzialmente la stessa superficie coltivabile, in un contesto climatico diverso rispetto al passato e sempre più imprevedibile. Sarà necessario tenere conto di numerosi fattori, tra cui: la razionalizzazione dell’utilizzo delle risorse idriche, le nuove tecnologie, la scarsità di manodopera, il crescente impatto della genetica (differenziato nelle diverse aree del pianeta), gli effetti dell’agricoltura di precisione e dell’intelligenza artificiale. Inoltre, ci saranno sette miliardi di animali da allevamento che dovranno essere alimentati. Secondo la FAO, ancora oggi, senza pesticidi avremmo il 30% in meno di raccolti. Milioni di persone in più potrebbero quindi aggiungersi a coloro che soffrono la fame.

Gli agricoltori sono i più esposti al rischio

Per quanto riguarda il futuro dell’agricoltura e dell’industria agrofarmaceutica nell’Unione Europea, occorre infine considerare che oggi, all’interno della catena del valore, l’agricoltore è il soggetto maggiormente esposto al rischio e ottiene un profitto modesto rispetto al sistema di distribuzione dei prodotti fino al consumatore finale. La concentrazione globale dell’industria nel nostro settore, approvata dall’antitrust europeo e dalle autorità competenti nel resto del mondo, ha portato Bayer/Monsanto – nata dall’acquisizione di Monsanto da parte di Bayer –, Corteva – risultante dalla fusione tra DuPont e Dow –, Syngenta/Adama, BASF e UPL/Arysta – nata dall’acquisizione dell’americana Arysta da parte dell’indiana UPL – a controllare circa il 70% del mercato delle forniture agli agricoltori di sementi, agrofarmaci, biostimolanti e prodotti biologici, con una recente e forte integrazione con le nuove tecnologie, dall’agricoltura di precisione all’intelligenza artificiale. L’insieme di queste considerazioni ci porta a ritenere essenziale che l’Europa affronti il tema del Green Deal, auspicando tuttavia che lo faccia con un approccio obiettivo e funzionale e con una visione di lungo periodo.

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