Di Alessandro Guarnone, Responsabile Ricerca e Sviluppo di Sipcam Italia
In Italia sono presenti circa 500 specie di insetti alieni, la cui diffusione è dovuta principalmente all’intensificarsi degli scambi commerciali globali. Provengono dall’America (37%), dall’Asia (29%), dall’Africa (14%), dall’Australia (6%) e da altri Paesi (14%) (fonte: DAISE, Delivering Alien Invasive Species in Europe). La più conosciuta è la cimice asiatica (Halyomorpha halys), o cimice marmorata marrone, originaria della Cina e del Giappone, individuata nel 2012 nel Modenese. Da lì si è diffusa, con conseguenze devastanti per le coltivazioni frutticole, orticole e industriali della Pianura Padana. Particolarmente colpiti sono stati i peri, ma anche meli, peschi, nettarine, kiwi e noccioli. Secondo il Centro Servizi Ortofrutticoli* (CSO), nel 2019, anno di massima intensità, i danni hanno superato i 500 milioni di euro. Non mancano inoltre i disagi per i cittadini: in alcune aree del Nord-Est sono frequenti gli assembramenti in prossimità delle abitazioni, tra stipiti e serrature, dove gli insetti trovano riparo durante l’inverno. Altrettanto dannoso è il coleottero giapponese (Popillia japonica), individuato nel 2014 nel Parco del Ticino, tra Piemonte e Lombardia, e inserito nel 2019 nell’elenco degli organismi nocivi prioritari a livello europeo. Presenta un pericoloso fronte di espansione di dieci chilometri all’anno: la larva si nutre delle radici delle graminacee, mentre l’adulto provoca la defogliazione di numerose specie vegetali, tra cui alberi da frutto, vite e piante forestali.
Altrettanto preoccupante è il piccolo moscerino della frutta (Drosophila suzukii), originario del Sud-Est asiatico. Segnalato in Italia nel 2009 in Trentino-Alto Adige, si è diffuso in diverse regioni italiane. È particolarmente dannoso per le colture con frutti di colore intenso (ciliegie, fragole, mirtilli e lamponi). Nel 2016, le regioni Veneto e Trentino-Alto Adige hanno stimato perdite fino a 10 milioni di euro per il ciliegio e quasi 2,5 milioni di euro per i piccoli frutti. Nella Provincia di Trento, negli anni più critici è andato perso il 30% della produzione di mirtilli. Dannoso è anche il cinipide del castagno (Dryocosmus kuriphilus), una piccola vespa originaria della Cina, importata accidentalmente negli anni ’90 nel Cuneese e segnalata nel 2002. È l’insetto più dannoso al mondo per il castagno: ne riduce la produzione di frutti e può arrivare a causarne la morte. Nel corso degli anni ha provocato perdite produttive fino al 90% del raccolto, a partire dai castagneti piemontesi, per poi diffondersi in gran parte del territorio. Preoccupano le recrudescenze, seppur non costanti, registrate in Toscana e Campania.
L’industria degli agrofarmaci collabora con gli enti pubblici preposti (Servizi Fitosanitari Regionali)*, le università, i centri di ricerca e i privati, investendo in ricerca e innovazione. Sipcam Oxon, ad esempio, per contrastare la cimice asiatica e il coleottero giapponese ha sviluppato specifiche trappole e tipologie di feromoni, sostanze chimiche che esercitano un’attrazione sessuale sugli insetti, in collaborazione con una nota azienda specializzata statunitense e alcune università. Sono inoltre in corso attività di ricerca sui sistemi Attract & Kill (A&K), che continueranno a essere sviluppati in futuro. L’altro fronte è quello dei “limitatori” naturali, specie in grado di contrastare gli insetti non autoctoni. Esemplare è il recupero della castanicoltura in Piemonte, grazie all’azione della Regione e dell’Università di Torino, che ha portato all’introduzione di un parassitoide naturale (Torymus sinensis), in grado di contrastare il cinipide del castagno, dopo essere stato sperimentato con successo in Giappone negli anni ’80. Dal 2020, in alcune regioni italiane, sotto il coordinamento del CREA (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria)*, è stata introdotta la vespa samurai (Trissolcus japonicus) per contrastare la cimice asiatica: siamo ancora agli inizi, ma i risultati sono promettenti.
L’industria degli agrofarmaci si è posta l’obiettivo di contrastare le specie aliene tutelando al contempo l’ambiente e la biodiversità. Non sappiamo ancora, tuttavia, come il Green Deal europeo verrà interpretato nell’ambito di questa sfida, ma auspichiamo finanziamenti per rafforzare le misure di controllo, la ricerca e, soprattutto, per favorire ulteriormente lo sviluppo di nuove tecnologie e della genetica. Inoltre, la normativa europea è la più rigorosa per quanto riguarda la registrazione dei prodotti fitosanitari e questo non facilita l’introduzione di nuove molecole per contrastare le specie non autoctone. La prevenzione e i controlli sono efficaci, ma semplificare alcuni passaggi dei processi autorizzativi potrebbe accelerare la disponibilità di soluzioni, soprattutto per le cosiddette colture minori che, già penalizzate dalla limitata disponibilità di agrofarmaci, potrebbero esserlo ulteriormente dall’arrivo di nuovi insetti alieni. Vorrei infine citare l’appello dell’ex Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon: “Anche i singoli individui hanno una responsabilità. Il rispetto delle norme locali e internazionali in materia di quarantena e dei regolamenti doganali permette di evitare la diffusione di insetti nocivi, piante dannose e malattie. Una semplice regola: lasciare gli organismi viventi nel loro habitat naturale”.